PERÓ, CHE TOUR NELLA VALLE DEL FUCINO!

mercoledģ 4 aprile 2018

da Agendaviaggi.com

 

Abruzzo, Italia.

L’Abruzzo è tra le regioni italiane più complete: dagli stupendi paesaggi con le grandi montagne selvagge, le lunghe coste assolate e le dolci colline segnate dagli antichi borghi, allo svago con le scalate di pareti rocciose, le sterminate piste da sci e le feste popolari immutate nei secoli, e senza tralasciare le varie tradizioni gastronomiche di mare e di terra. Molti sono i motivi per visitarlo, ma certamente quello principale è la natura. Accanto alla più antica area protetta italiana (Il Parco Nazionale d’Abruzzo, istituito nel 1922), la regione che include le vette più elevate dell’Appennino ospita i Parchi nazionali del Gran Sasso-Monti della Laga, della Maiella e una rete di parchi nazionali, oasi e riserve che oggi equivale a più di un quarto del territorio. Oltre il 65% del territorio è montuoso ed il restante è fatto di colline che vanno a sfumare verso il mare, pertanto la Valle del Fucino si può considerare una delle poche valli dell’Abruzzo.

COME TUTTO EBBE INIZIO

Questo altopiano è circondato dal gruppo Sirente-Velino a nordest, della Vallelonga a sud, del Salviano a ovest e della valle del Giovenco a sudest e, osservando dall’alto la forma perfettamente tondeggiante della pianura si capisce immediatamente che sorge sul letto del preesistente lago carsico del Fucino, un tempo il terzo d’Italia per estensione. Il tentativo di controllare il livello delle sue acque fu ideato da Giulio Cesare ma cominciò parecchi anni dopo con l’Imperatore Claudio intorno al 50 d.C. quando fece costruire un lungo canale sotterraneo lungo circa 6 chilometri con 40 pozzi (lavori durati 11 anni e impiegando 30.000 schiavi), attraverso il quale le acque dal Monte Salviano defluivano al fiume Liri, permettendo così il prosciugamento della valle e lo sfruttamento delle terre emerse. Questa grande opera, il tunnel sotterraneo più lungo dell’antichità, fu abbandonata durante le invasioni barbariche, facendo tornare la valle alla sua conformazione originaria. Solo a metà del XIX secolo Alessandro Torlonia ristrutturò l’opera idraulica di Claudio e, dopo 24 anni di lavori, nel 1878 consentì il definitivo prosciugamento del lago del Fucino: la bonifica lasciò oltre 16.000 ettari di terreno coltivabile. Nel percorrere questa lunga galleria scavata nella roccia e illuminata solamente da piccoli fari sul pavimento con della luce particolarmente suggestiva, mi rendo conto che non è l’ideale per chi soffre di claustrofobia. Nel 1902 quest’opera ebbe un degno riconoscimento entrando a far parte della lista dei monumenti nazionali italiani e oggi è possibile visitarla tramite visite guidate su prenotazione.

IL TRAMONTO DI ALBA FUCENS
Su un colle alto quasi 1000 metri, da cui si domina tutta la Valle del Fucino, troviamo la più nota città antica d’Abruzzo: Alba Fucens, edificata tra il IV ed il III secolo a.C. come centro dei Marsi. Solo nel 304 a.C. la città cambiò volto con l’insediamento di 6000 coloni romani, assumendo un ruolo prettamente militare-strategico fino agli ultimi secoli dell’Impero. Il tramonto di Alba avvenne intorno al V-VI secolo d.C. a causa di violenti eventi sismici cui seguì un lento e inarrestabile declino, che portò all’abbandono dell’intera colonia. Oggi, oltre a resti di colonne, mosaici e tracce di scavi archeologici (iniziati nel 1949 e non ancora terminati), troviamo anche testimonianze medioevali come la chiesa di San Pietro, eretta nel XII secolo dai benedettini sulle fondamenta del tempio di Apollo. Vale proprio la pena passeggiare in questo monumento nazionale aperto gratuitamente al pubblico che ogni anno registra migliaia di visitatori.

NELLA MARSICA SI CELA CELANO
Salendo dal Fucino e dall’autostrada verso le piste di Ovindoli e i sentieri verso il monte Velino, ai Piani di Pezza e al monte Sirente, si trova Celano, uno dei centri più ricchi di storia dell’Abruzzo, che merita una visita accurata. Sorge sui resti di Cliterna degli Equi, circondata anticamente da insediamenti minori di pescatori, pastori e agricoltori. Il periodo del suo massimo fulgore fu nel IX secolo d.C., quando diventò contea autonoma e arrivò a controllare gran parte dell’Abruzzo e del Molise. Qui nacque beato Tommaso da Celano, uno dei primi seguaci di San Francesco, autore del celeberrimo canto Dies Irae. Dopo la bonifica del Fucino divenne uno dei centri agricoli più ricchi della Marsica. Ma la sua attrazione principale è senz’altro il Castello, a pochi minuti dalla piazza centrale. Il complesso fortificato gode di un’ottima posizione, dominando tutta la valle da circa 800 metri d’altitudine. Il maniero fu di proprietà della famiglia Piccolomini, che ebbe la contea di Celano nel 1463 dal re di Napoli Alfonso d’Aragona. I Piccolomini abbellirono il mastio con bifore, trifore e graziose loggette, trasformandolo in un vero palazzo residenziale fortificato. Oggi si presenta completamente ricostruito grazie ai lavori di restauro terminati nel 1960, che lo hanno riportato all’originario splendore, dopo che il terremoto del 1915 lo aveva quasi raso al suolo. Gestito dal MIBACT, fa parte del Polo Museale dell’Abruzzo e accoglie la ricca Collezione Torlonia, acquistata dallo Stato nel 1994, la quale comprende ritrovamenti autoctoni che vanno dall’età del bronzo sino ai tempi della bonifica, rimasta integra nonostante le lesioni strutturali subite dall’edificio nel terremoto del 2009.

E ORA, TUTTI A TAVOLA CON LA STORIA!
Dopo le giornate trascorse a visitare le bellezze marsicane, è ora di rifocillarmi al calduccio e assaporare i buoni piatti della tradizione, in cui non può certo mancare uno degli ingredienti chiave che la caratterizzano in tutto il mondo. Questa zona è famosa per la produzione dello zafferano: fu portato qui durante il periodo dell’inquisizione e utilizzato principalmente come colorante. Oggi, oltre ad essere un condimento per piatti prelibati, è utilizzato anche a scopo terapeutico, in quanto è ricco di sali minerali, soprattutto potassio, fosforo e magnesio, mentre le vitamine più abbondanti sono la vitamina C e i folati. Ma la sostanza che caratterizza questa spezia e gli attribuisce le sue proprietà benefiche è il safranale, presente nei pistilli del fiore e a cui si deve il tipico profumo dello zafferano. Il suo caratteristico colore è dovuto invece alla crocina e alla crocetina, due carotenoidi che fungono anche da antiossidanti. Come anticipato prima, la Valle del Fucino è ricca di pascoli e pertanto non si possono tralasciare i favolosi formaggi biologici, che vengono esportati in tutto il mondo. Un’altra star indiscussa è la famosa patata di Avezzano: invece che per le piantagioni autoctone di canapa, questi campi sono stati utilizzati principalmente, oltre che per cereali e dei legumi, per la coltivazione di questo tubero dalle ottime qualità organolettiche. E per concludere la mia visita in questa spettacolare terra non posso fare altro che proporre un brindisi con un buon bicchiere di ratafià che, come dice il nome stesso (che deriva dal latino rata fiat e significa “si decida”) rappresenta il suggello della mia promessa di ritornarci!

Per informazioni sulle visite e organizzazione:
www.terrextra.net e info@terrextra.net


Testo e foto di Beatrice Caldovino
beatrice@agendaviaggi.com