UN VIAGGIO NELLA STORIA. IN TRENO AI CUNICOLI E ALL'EMISSARIO DI CLAUDIO GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE TRA DMC MARSICA E TRENITALIA

Celano

 Per la sua posizione privilegiata e perilacustre, l’area ascrivibile all’odierno territorio comunale vide presenza umana palesarsi già circa 15.000 anni fa. Uno degli insediamenti di più alto pregio archeologico è quello delle “Paludi”, databile attorno all’Età del Bronzo e caratterizzato dai resti di strutture lignee paliformi e da una necropoli.

 

In epoca romana il territorio fucense di Celano viene inserito nell' ager Albensis, gravitando intorno all'orbita della città di Alba Fucens. Le invasioni barbariche successive al crollo dell'Impero e le frequenti esondazioni del Lago Fucino causarono l'abbandono dell'insediamento perilacustre celanese che trovò ricollocazione sulle pendici del Monte Tino.

 Dopo l’anno 1000 Celano divenne uno dei centri più importanti della Contea dei Marsi ed il vescovo Pandolfo ordinò, alla metà dell'XI secolo, la costruzione della Chiesa di San Giovanni, unico edificio peraltro superstite alla distruzione totale della vecchia Celano ordinata da Federico II, precedentemente entrato in conflitto con Tommaso, Conte di Celano. Lo stesso Imperatore fece deportare in Sicilia e a Malta parte della popolazione autoctona fino all’anno 1227 quando, per intercessione papale, fu interrotta questa tratta umana e ai celanesi fu concesso il ritorno in patria che avviò la ricostruzione. Il simbolo della “nuova Celano” è senz’altro il Castello, voluto dal Conte Pietro Berardi nel 1392 come simbolo dell'autorità comitale nell'intero territorio marsicano.

 

Per volere degli Aragonesi, a metà del XV secolo, la Contea celanese fu assegnata ai Piccolomini, potente famiglia che può vantare anche Papa Pio XII nella propria progenie. Il ‘600 fu un secolo buio per la città, caratterizzato da povertà, pestilenze e rivolte popolari che culminarono nell’occupazione del Castello.
 
L’ultima traccia di governatorato nobiliare a Celano risale ai primi dell’800 col Conte Francesco Sforza-Bovadilla, destituito con l’abolizione dei feudi operata da Gioacchino Murat. Copiosa è stata, infine, l’ondata migratoria che vide protagonista la comunità celanese nel primo Novecento con le Americhe come destinazioni privilegiate.